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Settembre
L’autunno nell’araldica: piante, frutti e animali della stagione
L’autunno, con i suoi colori caldi, i frutti maturi, la caduta delle foglie e il ritorno degli animali dei boschi nell’immaginario stagionale, offre un repertorio particolarmente ricco di figure che trovano spazio anche nell’araldica
Naturalmente non esiste, in senso tecnico, una vera e propria categoria di “simboli araldici dell’autunno”: l’araldica tradizionale non attribuisce le figure alle quattro stagioni secondo una classificazione codificata. Esistono però numerose piante, frutti e animali che, per caratteristiche naturali, cicli vegetativi o associazioni culturali, evocano immediatamente il paesaggio autunnale.
Quercia, acero, vite, faggio, castagno, erica e melograno si accompagnano così al cervo, allo scoiattolo, alla volpe, alle oche selvatiche e alla marmotta, formando quasi un ideale bestiario e florilegio araldico dell’autunno.
La quercia: forza, continuità e ghiande
Fra gli alberi che meglio rappresentano questa stagione occupa un posto privilegiato la quercia, soprattutto quando è raffigurata fruttata di ghiande. Essa può apparire sia in forma naturale come albero o come rovere, speso con i rami in decusse.
Uno degli esempi gentilizi più celebri è quello dei Della Rovere, la cui arma è tradizionalmente blasonata: d’azzurro, alla rovere d’oro sradicata, ghiandifera e con i rami passati in doppia croce di Sant’Andrea. L’albero costituisce qui una perfetta arma parlante, richiamando direttamente il nome della casata.
Un altro interessante esempio è quello della città di Rovereto, il cui stemma reca una rovere sradicata e fruttata, oppure lo nello stemma della Provincia di Pesaro e Urbino o quello dell’arma dei Carabinieri.
Infine da ricordare nel Regno Unito lo stemma dei Baroni Brabourne e dei Middleton, che presentano tre rami di quercia fruttati.
L’acero: il grande protagonista dei colori autunnali
Se esiste una foglia universalmente associata all’autunno, questa è probabilmente quella dell’acero.
Il caso araldico più noto è naturalmente il Canada. Le Armi Reali canadesi comprendono nella parte inferiore dello scudo un rametto di tre foglie d’acero. Nel 1921 le foglie erano rappresentate verdi; dal 1957 l’interpretazione ufficiale le mostra rosse.
Il Governo canadese ricorda inoltre esplicitamente come il rosso delle foglie d’acero sia divenuto nell’immaginario nazionale anche evocazione dei colori autunnali.
L’acero costituisce quindi un esempio particolarmente efficace di incontro fra araldica, identità nazionale e paesaggio stagionale.
Oltre allo stemma del Quebec, lo troviamo anche in quello della città di Klynove (Ucraina) e di Ahorn, in Germania.
La vite: vendemmia, abbondanza e territorio
La vite, con i suoi pampini e soprattutto con i grappoli d’uva maturi, appartiene naturalmente all’immaginario di settembre e ottobre.
In araldica viene generalmente rappresentata come tralcio, pampinosa e fruttata. La sua presenza può richiamare la produzione vinicola di un territorio, antichi possedimenti agricoli oppure avere una funzione parlante.
Lo stemma del Comune di Vignola, per esempio, presenta una vite al naturale avvolta attorno a un tronco di gelso, con pampini verdi e grappoli d’oro.
Molto significativo è anche lo stemma della famiglia Ruspoli: d’azzurro, al monte di sei cime d’oro, cimato da due tralci d’uva incrociati e fruttati al naturale, con grappoli di differenti colori.
Troviamo la vite anche negli stemmi del Comune di Pergola e di Grafenberg in Germania.
La vite rappresenta dunque uno dei simboli più immediatamente riconducibili all’autunno produttivo, quello della vendemmia, dei frutti maturi e della ricchezza della terra.
Il faggio: il bosco che cambia colore
Il faggio è un’altra figura particolarmente adatta alla rappresentazione araldica della stagione. Le sue foglie, che passano dal verde al giallo, al rame e al bruno, costituiscono uno degli spettacoli più caratteristici dei boschi autunnali.
Nell’araldica civica il faggio compare spesso come figura parlante. Un chiaro esempio è quello del comune francese di Faye, il cui stemma reca un faggio sradicato di verde; la figura richiama direttamente il toponimo.
Anche il nome di Fai della Paganella, in Trentino, viene tradizionalmente ricondotto al faggio, sottolineando quanto questa essenza appartenga alla cultura e al paesaggio montano. Per ultimo si segnala Bokel, una frazione del comune tedesco di Beverstedt, in Bassa Sassonia.
Il castagno: uno dei simboli più autentici dell’autunno
Con i suoi ricci, le castagne e le grandi foglie che ingialliscono, il castagno è forse l’albero che più direttamente conduce ai paesaggi autunnali dell’Italia rurale e montana.
Lo stemma di Castagneto Carducci, in Toscana, presenta significativamente un castagno accompagnato da due leoni. Il riferimento al toponimo è evidente e configura ancora una volta un’arma parlante.
Inoltre lo troviamo negli stemmi del comune di Castagnole Piemonte, Castegnato, Châtenois in Francia e di Los Marines in Spagna e in quello dei Baroni Kestenbaum.
L’erica: dalle Highlands all’araldica personale
L’erica è meno comune nell’araldica continentale tradizionale, ma riveste un’importanza particolare nella cultura araldica e clanica scozzese.
Per il Clan Donald o MacDonald, infatti, l’erica è riconosciuta come plant badge, cioè emblema vegetale del clan. Il ramoscello veniva tradizionalmente associato al crest badge portato sul copricapo.
La fioritura e il carattere selvatico dell’erica permettono di costruire ambientazioni araldiche fortemente evocative delle Highlands.
Inoltre la troviamo negli stemmi dei comuni di Heide in Germania, di Vacqueriette-Erquières e di Heuringhem in Francia.
Proprio per questa qualità decorativa essa può trovare oggi un’interessante applicazione nelle nuove creazioni di araldica familiare, personale e domestica, come elemento accessorio, decorazione esterna o motivo naturalistico.
Il melograno: il frutto araldico dell’autunno
Pochi frutti possiedono una presenza araldica prestigiosa quanto il melograno.
Il riferimento più celebre è naturalmente il Regno di Granada. La melagrana è entrata stabilmente nell’araldica monarchica spagnola e compare ancora oggi nell’attuale stemma nazionale di Spagna, innestata in punta: d’argento, alla melagrana al naturale, aperta di rosso, gambuta e fogliata di verde.
Il melograno fu inoltre associato a Caterina d’Aragona, diventando uno degli emblemi personali legati alla principessa spagnola divenuta regina d’Inghilterra.
Il melograno lo troviamo anche negli stemmi dei comuni di Trivolzio, Lamarche in Francia e dei Granada Venegas, Marchesi di Campotéjar in Spagna.
I suoi colori – verde, rosso e oro – e la maturazione autunnale lo rendono particolarmente adatto anche alle composizioni araldiche stagionali.
Gli animali dell’autunno
Accanto alle piante, anche diversi animali presenti negli stemmi possono essere ricondotti all’immaginario dei boschi autunnali.
Il cervo: il signore del bosco
Il cervo è una delle grandi figure della tradizione araldica europea. Può comparire intero, passante, corrente, rampante, fermo o accosciato, oppure essere rappresentato soltanto attraverso il palco delle corna.
Nello stemma della città di Cervia compare un cervo d’oro inginocchiato su terreno verde. La stessa tradizione cittadina collega l’immagine alla leggenda di un cervo che si sarebbe inginocchiato davanti al vescovo di Lodi.
Nell’araldica gentilizia sono note inoltre numerose armi parlanti. Per la famiglia Cervia di Sicilia, ad esempio, è documentato il blasone d’azzurro, al cervo passante d’oro.
Particolarmente celebri sono poi i palchi di cervo del Württemberg, presenti da secoli nell’araldica della dinastia e del territorio e dei Duchi del Devonshire.
Lo scoiattolo: operosità e ascesa
Lo scoiattolo, animale per eccellenza dei boschi e delle provviste autunnali, possiede uno degli esempi araldici più interessanti della Francia del Seicento.
È l’animale dello stemma di Nicolas Fouquet, sovrintendente alle finanze di Luigi XIV: d’argento, allo scoiattolo rampante di rosso.
Il cognome Fouquet era ricondotto a una denominazione regionale dello scoiattolo e l’arma assumeva quindi carattere parlante. Ad essa era associato il celebre motto “Quo non ascendet?”, traducibile come “Fin dove non salirà?” o “Quali vette non raggiungerà?”.
L’immagine dello scoiattolo che sale verso l’alto trasformava una semplice figura animale in una dichiarazione di aspirazione e ascesa sociale.
Da citare anche lo stemma dei Lovell di Barton Bendish ed East Harling , Norfolk, del comune di Marzio e del parco Nuuksio National Park.
La volpe: il bosco, l’astuzia e le armi parlanti
Anche la volpe appartiene pienamente al paesaggio iconografico autunnale.
In araldica viene frequentemente utilizzata nelle armi parlanti delle famiglie Volpe, Dalla Volpe e Volpi. Sono documentate, per esempio, armi d’azzurro, alla volpe rampante d’oro e altre varianti nelle quali l’animale assume differenti smalti e posizioni.
Nell’araldica civica compare anche nello stemma del Comune di Volpiano, dove è raffigurata una volpe corrente di nero sopra una fascia d’argento.
Dal punto di vista compositivo la volpe, soprattutto se resa al naturale, si presta perfettamente a essere inserita in scene araldiche caratterizzate da fogliame ramato e boschi autunnali.
Le oche selvatiche: migrazione, viaggio ed esilio
L’oca possiede una presenza meno frequente ma assai suggestiva.
Un esempio civico particolarmente interessante è Oye-Plage, nel Pas-de-Calais, dove compare un’oca d’argento in campo azzurro o la città di Arup in Damimarca con ben due oche.
L’immagine delle oche in volo richiama inoltre il fenomeno storico dei “Wild Geese”, denominazione tradizionalmente attribuita agli irlandesi, e in particolare ai militari giacobiti, che fra XVII e XVIII secolo lasciarono l’Irlanda per servire negli eserciti continentali, soprattutto in Francia.
La marmotta: una figura rara ma fortemente stagionale
La marmotta è certamente una delle figure meno comuni dell’araldica europea, ma proprio per questo possiede grande capacità distintiva.
Un esempio contemporaneo sicuro è quello della Resort Municipality of Whistler, in Canada: fra i due supporti dello stemma compare una hoary marmot, la marmotta delle Montagne Rocciose, accanto a un orso nero.
Più complessa è invece l’attribuzione delle due teste nere affrontate presenti nell’antico stemma dei von Platen, poi confluito nell’araldica dei Platen-Hallermund.
Un vero repertorio araldico dell’autunno
L’araldica dell’autunno può dunque essere costruita idealmente attraverso due grandi famiglie di figure.
Da una parte si trova il mondo vegetale: la quercia e le sue ghiande, l’acero dalle foglie rosse, la vite carica d’uva, il faggio ramato, il castagno con i suoi frutti, l’erica, il ciclamino e il melograno aperto.
Dall’altra compare il mondo animale del bosco e delle migrazioni: il cervo con le grandi corna ramificate, lo scoiattolo che raccoglie le provviste, la volpe, le oche selvatiche in viaggio e la marmotta che si prepara alla stagione fredda.
Figure nate in epoche, territori e tradizioni completamente differenti finiscono così per comporre, se osservate attraverso la sensibilità contemporanea, un autentico paesaggio araldico autunnale.
Ed è proprio questa capacità di rinnovare continuamente la lettura dei simboli senza alterarne l’identità storica a rendere l’araldica ancora oggi un linguaggio vivo: una quercia dei Della Rovere, una foglia d’acero canadese, i tralci dei Ruspoli, il cervo di Cervia o lo scoiattolo di Fouquet possono conservare integralmente il loro significato storico e, nello stesso tempo, essere riuniti idealmente sotto i colori dell’autunno.
L’araldica non raffigura soltanto genealogie, dignità e appartenenze. Attraverso alberi, frutti e animali riesce anche a trasformare la natura in memoria, identità e segno.


