L’araldica come linguaggio grafico, disciplina storica, arte e gioco

Categories:Approfondimenti
admin

L’araldica viene spesso liquidata come una reliquia polverosa del passato medievale, un vezzo nobiliare ormai obsoleto. Al contrario, essa rappresenta uno dei sistemi di comunicazione più longevi e complessi della civiltà occidentale.

Oggi può essere compresa e studiata solo guardandola attraverso quattro lenti distinte: come un geniale linguaggio grafico, come una utile disciplina storica, come un originale espressione artistica e, non da ultimo, come un sofisticato gioco intellettuale.

Un Linguaggio Grafico Ante Litteram
Molto prima dell’invenzione dei loghi aziendali e del graphic design moderno, l’araldica ha creato un sistema visivo perfetto, basato sulla massima leggibilità a distanza.
Il linguaggio grafico consiste nel rappresentare nello stemma una famiglia, un ente, una società o altro, utilizzando codici e simboli ben precisi che rientrano nella tradizione araldica.
E quindi per esempio una famiglia si può rappresentare nel suo cognome come arma parlante (i Colonna hanno nello stemma una colonna, i Frangipane, mostrano due leoni che rompono un pane, etc),
o alludente (come lo stemma di papa Pacelli con la colomba che ha un ramo di ulivo nel becco).
Oppure si possono rappresentare i rami di una famiglia o i cadetti usando le brisure; e quindi cordelliere e rami per le dame, quarti di parentela o alleanza, corone ed elmi per indicare il titolo nobiliare, decorazioni cavalleresche per rappresentare onorificenze acquisite, distinzioni di dignità per sottolineare dignità di corte ricoperte e così via.
Altro esempio di uso sono gli stemmi civici, di comuni, province e regioni, oppure dei reparti militari, di società commerciali (pensiamo a Trussardi o alla Ferrari), di partiti politici, di squadre di calcio, insomma l’araldica è un linguaggio universale che travalica le religioni, i popoli e le lingue, infatti esiste l’araldica cristiana, ma anche quella mussulmana, quella occidentale, ma anche quella orientale.
L’araldica come disciplina storica
Se i documenti cartacei possono essere falsificati o distrutti, gli stemmi scolpiti nella pietra, fusi nel bronzo o miniati sulle pergamene offrono una testimonianza tangibile e spesso inalterabile del passato. In questo senso, l’araldica è una disciplina storica ancillare, fondamentale per datare reperti e tracciare dinamiche sociali.
Gli stemmi non sono elementi statici: nascono, si uniscono e muoiono con le famiglie che li portano. Quando due dinastie si univano in matrimonio, i loro scudi venivano fusi attraverso un processo chiamato partizione (spesso dividendo lo scudo a metà o in quarti). Un esempio classico è lo stemma del Regno Unito, che unisce i leoni d’Inghilterra, il leone rampante di Scozia e l’arpa d’Irlanda.
Studiare uno stemma complesso significa leggere un albero genealogico stratificato. Permette agli storici di ricostruire alleanze matrimoniali, pretese territoriali (come i gigli di Francia mantenuti a lungo nello stemma inglese) e le gerarchie del sistema feudale europeo.
Tra l’altro nei libri di storia delle medie o del liceo si trovano gli stemmi di famiglie sovrane e quindi l’araldica fa parte della nostra storia.
L’araldica come gioco e disciplina educativa
Dietro la facciata di rigida solennità istituzionale, l’araldica nasconde un animo ludico e ironico. Per i cavalieri, gli araldi e i nobili, lo stemma era spesso l’occasione per un gioco di parole visivo, un rebus intellettuale da decifrare.
Oggi invece che sia il profano o l’esperto di araldica si cimenta nel gioco dell’ideazione e della creazione dello stemma:  identificare i concetti ed i riferimenti da rappresentare in uno stemma, combinare colori, tipo di scudo, partizioni, pezze, simboli e ornamenti esteriori, o trovare il giusto motto e distillare il tutto in uno stemma è sia una sfida che un affascinante gioco che può anche essere di società e che regala una nuova identità ad una famiglia, un brand, un ente o altro soggetto che si dota dello stemma.
La creazione dello stemma comporta la sintesi cognitiva e il pensiero simbolico: la mente deve estrarre concetti complessi, intangibili e stratificati—come virtù morali, storie familiari, lignaggi o memorie recuperate da antiche scritture—e codificarli in un linguaggio visivo preciso e immediato.
Lo Stato di “Flow” tra Regole e Creatività
L’araldica è una disciplina governata da regole precise e avorare all’interno di limiti così stringenti favorisce l’ingresso in quello che la psicologia definisce stato di “flow” (o flusso canalizzato).
Quindi scatta l’iper-focalizzazione, ovvero la ricerca dell’equilibrio perfetto tra il rispetto ferreo delle norme araldiche e l’eleganza estetica; trovare la soluzione grafica o tecnica che risolve un blasone complesso, soddisfacendo sia l’occhio che la grammatica araldica, rilascia dopamina, generando una forte sensazione di appagamento, competenza e padronanza che provoca un senso di maestria.
Questo processo provoca anche un ancoraggio emotivo e un senso di continuità.
L’Araldica come arte
Se la blasonatura è la “sceneggiatura” ferrea e immutabile di uno stemma, la sua esecuzione è pura arte. L’araldica impone cosa deve esserci sullo scudo, ma lascia un’enorme libertà su come debba essere disegnato.
Un leone rampante (eretto sulle zampe posteriori) deve sempre avere quella postura, ma il suo stile dipenderà dall’epoca e dal talento dell’araldista. Un pittore del Trecento lo dipingerà snello, stilizzato e aggressivo per adattarsi a uno scudo stretto a forma di ferro da stiro. Un incisore rinascimentale lo renderà più muscoloso e realistico su uno scudo a testa di cavallo, circondandolo di elmi, cimieri, e svolazzi (i nastri decorativi che scendono dall’elmo) riccamente ornati e barocchi.
L’araldica attraversa tutte le arti applicate: dalla miniatura dei codici, alla scultura dei portali, dall’arte vetraria delle cattedrali gotiche, fino all’oreficeria degli anelli con sigillo. È un’arte che deve bilanciare costantemente la geometria rigida delle partizioni con le linee organiche delle figure umane, animali e vegetali.
Ogni periodo ha avuto il suo stile araldico: dal medievale, al rinascimentale, dal Barocco all ottocentesco, per passare al vittoriano fino all’epoca contemporanea. Inoltre gli stemmi vengono rappresentati su legno, pietra, arazzi, gioielli, sigilli ed altri materiali contribuendo allo sviluppo dell’arte e dell’artigianato.
Tra i pittori araldici più famosi abbiamo Albrecht Dürer (1471–1528),  Otto Hupp (1859–1949), Carl-Alexander von Volborth (1919–2009) e Bruno Bernard Heim.